Quando il calcio è a fini umanitari: parla Andrea Mancinetti, Presidente della Nazionale "Old Glory Italia"

7' di lettura 02/01/2021 - Parliamo oggi con un personaggio davvero particolare, la cui attività ha forti valenze umanitarie: Andrea Mancinetti, classe 1954, sportivo professionista (già calciatore di Rieti,Tor Sapienza, Palombara e altre squadre, e allenatore in eccellenza con Subiaco, Marino-Ornaro-Monterotondo) che ora dedica la sua vita ad organizzare – in Italia e all’estero – partite di calcio a fini di beneficenza e solidarietà, mirate ogni volta a specifici obbiettivi.

Ad esempio, a Bellegra, vicino Olevano Romano, nel 2018 e 2019, per l’acquisto di un’ambulanza per la Croce Rossa: o a Zagarolo a maggio 2019, per aiutare i bambini della Onlus AIRFA, Associazione Italiana per la Ricerca sull’Anemia di Fanconi, grave malattia genetica.

Fabrizio Federici: Andrea, com’è nata questa tua passione?

Andrea Mancinetti: E’ nata quando, dopo aver smesso di giocare come professionista, mi sono reso conto, da un lato, di quanti impieghi umanitari può avere il potenziale economico “messo in campo” (è il caso di dire!) dagli incontri di calcio. Dall’altro, di come l’attenzione al calcio stesso può contribuire fortemente al benessere psicofisico dell’indivìduo, sia direttamente (lo vedo nei miei giocatori ormai fuori del circuito ufficiale, tra i 40 e i 70 anni massimo) che indirettamente. Ad esempio Lino Carli, già giocatore importante in Tor Sapienza e nel Cisco Lodigiani, mio carissimo amico, si è ripreso molto dall'abbattimento per la morte di cancro della moglie, Norina Rossi, partecipando al Memorial che abbiamo organizzato per lei a Tor Sapienza, a maggio scorso: cui son venuti tantissimi amici comuni.

E le motivazioni personali, tue e dei tuoi colleghi?

Tutti noi, a quest’età (dai 40 in su, appunto), se torniamo a giocare, o comunque a organizzare incontri, lo facciamo chiaramente non per soldi, ma per fare qualcosa di veramente utile per la società: aiutare chi ha bisogno per noi costituisce veramente un incentivo a giocare ancora. Ogni volta, quindi, copriamo noi le spese per organizzare il tutto e destiniamo gli incassi solo alla beneficenza. Mentre voglio ricordare che alcune squadre, pur anch’esse fuori dai circuiti “ufficiali”, come la Nazionale dello Spettacolo, prima di scendere in campo si fan pagare tutte le spese per l’organizzazione, da sponsor vari. Quando, tempo fa, alcuni dirigenti della Nazionale cantanti, per fare una partita con noi, mi chiesero 2000 euro, ho subito rifiutato: una volta venutone a conoscenza, un ex-portiere della Lazio, allenatore di questa squadra e mio caro amico, per protesta si è dimesso dall’incarico.

E su quali squadre di calcio ti basi per organizzare questi incontri?

La nostra squadra è la Nazionale “Old Glory Italia”: composta da giocatori oltre i 40, 50, 60 e (in 2 casi) anche 70 anni, e tra i quali alcuni già calciatori professionisti. Siamo regolarmente iscritti all’ ACSI, Associazione Centri Sportivi Italiani: Presidente (ed allenatore) sono io, e Vice è Bruno Feuli, ex Civitavecchia; mentre altri nomi importanti sono Renato Ciaramelletti, anche lui ex Rieti calcio, e l’over 70 Pino Patacconi, centrocampista.

Quando avete iniziato a giocare?

Abbiamo iniziato nel 2017 a Montefiascone, nel Viterbese, con un torneo a scopo benefico contro l’ex Viterbese (i fondi raccolti sono andati a finanziare le donazioni del sangue contro la leucemia): ma il primo incontro “Memorial”, in assoluto, l’avevo organizzato già nel 1999. Dopo Montefiascone siamo andati all’estero, esattamente a Cuba (Paese con cui ho un rapporto importante), per il torneo-Memorial dedicato a Paolo Mancinetti, mio fratello (scomparso nel 2005), a marzo 2019. In questi 4 anni, in piu’ di 10 manifestazioni, siamo riusciti a radunare 11.600 euro circa, tutti donati a scopi umanitari. Altre tappe importanti sono stati i 4 Memorial per Marcello Alberici, già allenatore per Rieti, Viterbese, Tuscania, per noi, modestamente, e varie squadre minori: tenuti, rispettivamente, a Rieti (stadio Manlio Scopigno, giugno 2017), Tuscania, Marino e Trevi nel Lazio. Significativo anche l’altro Memorial per Cinzia Caporali, giovane psicologa di Ostia scomparsa nel 2000, ad Ostia, a gennaio 2018 (ricavato interamente consegnato all’associazione che porta il suo nome). A Carpineto Romano, poi, abbiamo giocato per 2 anni, destinando gli incassi, attraverso l’associazione “Peter Pan”, ai bambini leucemici. Nel 2019, inoltre, abbiamo organizzato partite per consentire l’acquisto di defibrillatori cardiaci per gli anziani.

A proposito di defibrillatori, appunto, ricordiamo che il Decreto Balduzzi del 2012 aveva previsto entro il 2016 (con proroga, poi, al 1 luglio 2017) l’obbligo per tutte le società sportive, professionistiche e dilettantistiche, di dotarsi dei defibrillatori semiautomatici: per prevenire altre tragiche morti in campo di calciatori, spesso giovanissimi, che pure non risultavano affatto cardiopatici…

Sì, infatti noi abbiamo provveduto a dotarci in tempo di questi defibrillatori. Venendo, poi, alle nostre piu’ recenti iniziative, vorrei ricordare soprattutto Rieti, ancora, per il Torneo delle Province Rieti-Frosinone-Roma-Viterbo-Latina, a giugno 2019 (ricavato destinato ai bambini cubani). E poi, ad agosto scorso, il Memorial ad Alba Adriatica per Ileana Di Carlo, giovane studentessa teramana morta, per una grave malattia, nel 2009. Ah, dimenticavo almeno altri 2 momenti importanti…

Cioè?

Anzitutto la giornata commemorativa di Giovanni Bertini, per tutti “Giovannone”, storico difensore in Roma, Fiorentina, Ascoli, Arezzo e altre: morto poco piu’ di un anno fa, il 3 Dicembre 2019, dopo aver sofferto, per quasi 4 anni, di sclerosi laterale amiotrofica. E poi, il Memorial che abbiamo organizzato per il Grande Torino, nel capoluogo piemontese, a settembre scorso: esattamente a Superga, ricordando i caduti della sciagura del maggio 1949, e incontrando anche vari loro congiunti, anzitutto i figli dei giocatori Gabetto, Grazar, Maroso e Loik.

Ambedue, per ragioni diverse, momenti storici. Ma a proposito di “Giovannone” Bertini, leggevo proprio sul vostro sito che, dal 1960 ad oggi, con lui siamo a quasi 50 vittime della SLA tra gli ex-calciatori. A tuo parere, si potrebbe allora parlare (o è esagerato?) della SLA come un altra “malattia professionale” dei calciatori, un po’ (ovviamente, con conseguenze molto piu’ gravi!) come per le tipiche lesioni del menisco?

Purtroppo sì, la SLA, malattia davvero grave, per ragioni ancora da chiarire sta diventando sempre piu’ frequente tra i giocatori di calcio. Proprio di questo parlai, tempo prima che morisse, appunto con Giovanni Bertini, che andavo a trovare nella clinica romana dov’era ricoverato: facendo in tempo a organizzare con lui, prima di quel tragico 3 dicembre 2019, una partita volta proprio a sensibilizzare l’opinione pubblica al pericolo della SLA tra gli sportivi.

Infine, i vostri progetti futuri?

A febbraio prossimo ( “Covid permettendo”, chiaramente) abbiamo in programma un altro Memorial per mio fratello Paolo, a Palombara Sabina; e in seguito, altri tornei a Cascia, in Umbria, e ad Ascoli Piceno e a Roma-Tor Sapienza (gli altri 2 Memorial per Giovanni Bertini e Norina Rossi). Molto importante sara’, sempre a febbraio, un torneo in Vaticano, contro le guardie svizzere e una squadra composta di sacerdoti; cui dovrebbe seguire l’onore di un’udienza privata dal Pontefice. E poi dovremmo avere Cuba, a primavera prossima…

Ecco, parlaci appunto di Cuba…

Allo stadio Marrero de L’Avana si terrà un quinto Memorial per Paolo: una sorta, in sostanza di “Mundialito”, cui parteciperanno anche 3 squadre cubane (Varadero, Santiago e Avana), e di San Domingo e del Messico. Non è la prima volta: d’accordo col ministro cubano dello Sport, abbiamo già organizzato parecchi altri tornei, tra cui 2 in memoria di Fidel Castro e di Ernesto “Che” Guevara, nel 2018. Gli incassi andranno tutti per i bambini di una locale scuola di calcio; ai quali ci stiamo organizzando per portare, col possibile aiuto di sponsor, 70 kit contenenti zaini, magliette, calzoncini, calzettoni, ecc…Anticipo, sempre a proposito di Cuba, che mi hanno contattato i 2 figli di Maradona (almeno questi che si proclamano fortemente tali!), per organizzare anche un torneo in suo onore: Diego era un grande appassionato di Cuba. Infine, ci terremmo davvero a tenere una partita anche a L’Aquila, come simbolo della rinascita della città ad 11 anni dal terremoto.


di Fabrizio Federici
redazione@vivereroma.org





Questa è un'intervista pubblicata il 02-01-2021 alle 22:46 sul giornale del 04 gennaio 2021 - 290 letture

In questo articolo si parla di sport, intervista, Fabrizio Federici

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